
Amniocentesi e dintorni
Oggi ci sono diversi esami che permettono di
diagnosticare anomalie genetiche e patologie fetali ancora ad una fase iniziale
della gravidanza.
Per alcuni di questi esami basta un prelievo del sangue della madre, come nel
caso del Tri-test per altri è necessario un esame "invasivo", che
comporta cioè un'invasione dell'addome materno come l'inserimento di un sottile
ago che attraversa la placenta per raccogliere campioni di liquido amniotico o
di cellule del feto.
Questi esami sono l'amniocentesi, la villocentesi e la cordocentesi. Già
nelle prime visite, col vostro ginecologo, affronterete il problema delle
anomalie genetiche, soprattutto se in famiglia ci sono già stati casi del
genere o se la vostra età supera i 35 anni. Non è un segreto che, se a 20 anni
l'incidenza di sindrome di Down è di un caso su 1000, a 35 questa si abbassa a
uno su 400 e, a 40 anni, a uno su 100.
Il Triplo test è sicuramente l'esame con meno controindicazioni ma anche
di minor affidabilità.
Consiste nell'analizzare un campione del sangue materno e di misurare il livello
di tre ormoni placentari (da qui la denominazione tri-test).
L'esame fornisce esclusivamente un indice di rischio.
Se il rischio è elevato va discussa l'opportunità di eseguire un'amniocentesi.
Il Tri-test si esegue tra la 15esima e la 18esima settimana e va accompagnato da
una ecografia che permetta di datare con precisione la gravidanza.
L'amniocentesi si esegue tra la 15esima e la 17esima settimana e presenta
un rischio, seppur minimo (inferiore all'1%) di aborto. Viene consigliata alle
donne oltre i 35 anni di età o quando c'è familiarità con malattie
cromosomiche come le sindromi di Down, Turner e Klinelfelter.
In questi casi l'esame è convenzionato (si paga solo un ticket di 6mila lire) e
si esegue al Policlinico, dopo un colloquio preliminare con un genetista per cui
sono necessari l'impegnativa del proprio medico di base e l'appuntamento al Cup.
L'amniocentesi dura una decina di minuti e consiste nell'inserimento di un ago
nell'addome che, attraversando la placenta, consenta la raccolta di una piccola
quantità di liquido amniotico.
Viene eseguita da uno specialista sotto controllo ecografico, dura una decina di
minuti e non è dolorosa.
Il risultato dell'esame viene spedito a casa nel giro di 3, 4 settimane.
La villocentesi si esegue già tra la 9° e la 12° settimana, in una
fase di gravidanza ben più precoce dell'amniocentesi anche se, rispetto a
questa, presenta un rischio più elevato di aborto.
La pratica consiste sempre nell'inserimento di un ago attraverso l'addome per
prelevare un campione di tessuto placentare. Il risultato è disponibile dopo un
paio di settimane.
La cordocentesi o funicolocentesi viene effettuata dalla 18esima
settimana di gestazione in poi e consiste nel prelievo di una piccola quantità
di sangue fetale da uno dei vasi del cordone ombelicale sempre mediante un ago
inserito nell'addome della donna.
Si esegue per diagnosticare patologie (ad esempio la toxoplasmosi) che il feto
potrebbe aver acquisito in fase avanzata di gravidanza.
E' un esame utilizzato solo in casi di effettiva necessità perché il rischio
di aborto è molto elevato.
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